La speranza è la candela

La speranza è come una candela accesa in luogo buio in cui qualcuno si allieta o si consola di quella debole luce che trema ed è sempre quasi vicina allo spegnersi. La fiamma della candela si contorce, danza, si allunga e sprofonda, tenendo inferma quell’oscurità che a volte appare riemergere, quando la fiamma sembra sconfitta, e a volte pare scomparire, quando riprende vigore.
E intanto la cera si scioglie, cola lungo il cero appoggiandosi e accumulandosi sul tavolo o sul misero portacandele. È bello giocare con la cera ancora liquida: è calda, morbida, in alcuni casi profumata. Tuttavia intanto la cera si scioglie e la miccia si consuma. Questa è la speranza: una candela accesa in un luogo buio.
Una candela non può rimanere accesa per sempre, prima o poi sarà completamente dissolta e lo stoppino totalmente bruciato. Allora sarà solo il panico a prendere il sopravvento, la paura di essere rimasti al buio, immersi in un’oscurità nemica, maligna, selvaggia: chiusi dentro il cuore della tenebra. Accenderne un’altra sarebbe solo uno spreco, si consumerà primo o poi anch’essa.
Prima che la candela si spenga per sua natura, è possibile rivedersi protetti e rinfrancati da quella fiammella inutile e insignificante. Finché è accesa si spera. È umano sperare, è umano avvolgersi di luce anche se debole, come la natura immanente dell’uomo. Pertanto spegnere una candela di propria volontà è assolutamente innaturale, contro natura, un’azione d’infinità crudeltà.
Chi ha spento una candela anzitempo il suo morire materiale e ovvio, però sa che estinguere quell’infingardo fuocherello, è ben più di una semplice e terribile luce che svanisce e cessa. Spegnere una candela in un luogo buio è un atto di coscienza. Finché si starà davanti ad una candela accesa si starà inesorabilmente immersi nel buio più totale. Quella luce se pur minuscola, ma coartatrice, stringe le pupille e nasconde la realtà intorno. E intorno non è buio come si pensa. Non ci sarà oscurità, forse ci sarà ancora paura e allora sarà il sopravvento di processi altri. Tuttavia non ci sarà tenebra: altro che cuore, neppure un arto mozzato della tenebra.
Allora è quella candela, quella fiamma disonesta che arde di speranza a creare l’oscurità intorno e ad ammalare l’uomo di abulia.
Senza la luce della candela ci saranno ombre vere e contorni non nitidi ma reali. Ci saranno forme prima sconosciute e creature insospettate che giacevano nell’oscurità di quella candela. Ci sarà la realtà, che la candela accesa scacciava via.
Una candela accesa è come la speranza.

Lorenzo Cusimano, Casteldaccia (Italy), 2006.

 

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