Il libro dell’attesa

Ho atteso il treno.

Ho atteso dodici anni
un album dei Litfiba.

Ho atteso Godot.

Ho atteso la vita normale.

Ho atteso un nuovo amore.

Ho atteso l’acqua diventare calda.

Ho atteso che tornassi
in quella stanza.

Ho atteso che calasse lo spread.

Ho atteso l’unificazione
delle sinistre.

Ho atteso le elezioni.

Ho atteso le dimissioni.

Ho atteso di trovare un lavoro.

Ho atteso una storia d’amore
priva di lacrime.

Ho atteso di stare da solo con lei.

Ho atteso Celentano
a Sanremo.

Ho atteso il treno,
che ancora non arriva.

Ho atteso che rimandassero
in onda i vecchi cartoni
animati giapponesi.

Ho atteso Pirandello a teatro.

Ho atteso un pomeriggio
pieno di sole, in cui l’ebbrezza
dei profumi trascinata
vien dalle ali ronzanti
di un calabrone che va contro brezza.

Ho atteso l’unità d’Italia.

Ho atteso un concerto
dei Diaframma a Palermo:
ce ne sarà un altro il trenta marzo.

Ho atteso Marco al Drunks
per tre giorni.

Ho atteso che il Miccoli
si laureasse: otto anni orsono
e ancora niente.

Ho atteso l’opportunità di parlare.

Ho atteso l’opportunità di straparlare.

Ho atteso al bancomat.

Ho atteso alle poste.

Ho atteso il treno, chissà dove smarrito.

Ho atteso che Agostina mi guardasse.

Ho atteso che Agostina guardasse
in quel cazzo di monitor e mi aprisse:
fuori si gela.

Ho atteso che Agostina mi aprisse.
Sto ancora aspettando. Evidentemente
non ha mai guardato
in quel monitor maledetto.

Ho atteso un nuovo cliente.

Ho atteso che tu mi baciassi.

Ho atteso di esser soddisfatto.

Ho atteso che mio padre
finisse di fare lo stronzo.

Ho atteso di essere accontentato.

Ho atteso che tu t’addormentassi
per poter scappare via.

Ho atteso quello che è atteso.

Ho atteso quello che ho atteso.

Ho atteso di prendere
una cioccolata calda con te.

Ho atteso la fine per dimenticarti
e tornare a dormire la notte
senza più lacrimosi sospiri.

Ho atteso la fine del conflitto
arabo-israeliano.

Ho atteso di sapere
chi fossero i colpevoli
della strage di Ustica.

Ho atteso che il mare fosse calmo
per potere prendere il largo.

Ho atteso un tuo sms.

Ho atteso, ma la poesia non è più gentile.

Ho atteso che quell’autostrada fosse completata.

Ho atteso alla fermata del 101.

Ho atteso il treno.

Ho atteso che si liberasse una stanza.

Ho atteso che finisse
la fame nel mondo.
Non è una banalità.

Ho atteso la maturità.

Ho atteso la laurea.

Ho atteso la laurea specialistica.

Ho atteso una riforma
strutturale per il paese.

Ho atteso che finissero
i bombardamenti su Belgrado.

Ho atteso che finissero
i bombardamenti su Kabul.

Ho atteso un referendum sul nucleare.

Ho atteso l’unità sindacale.

Ho atteso gli scioperi,
e non per saltare un giorno di scuola.

Ho atteso che la Juve
finisse in serie B.

Ho atteso che Tati mi chiamasse,
il giorno del mio compleanno,
per farmi gli auguri.

Ho atteso che Eliana mi chiamasse,
il giorno del mio compleanno,
per farmi gli auguri.

Ho atteso che Nadia mi restituisse i libri.

Ho atteso che s’asciugassero
da sole le tue lacrime.

Ho atteso l’uomo.

Ho atteso il verbo.

Ho atteso la donna.

Ho atteso il Messia.

Ho atteso Celentano.

Ho atteso che sul palco salisse Macbeth.

Ho atteso la neve.

Ho atteso ogni mercoledì.

Ho atteso l’amore.

Ho atteso che qualcuno mi attendesse.

Ho atteso che qualcuno mi chiamasse.

Ho atteso che qualcuno
mi chiamasse per nome.

Ho atteso la moneta unica.

Ho atteso la pace unica.

Ho atteso un Natale
pieno di doni e balocchi.

Ho atteso il treno seduto
su un’algida panchina.

Ho atteso il tuo sorriso
sorgere come sole al mattino,
dopo settimane di nuvole e acqua.

Ho atteso che l’operaio tornasse
a votare per il PCI.

Ho atteso che la pasta lievitasse.

Ho atteso che arrivasse la sera,
poi che lieto è il momento
in cui mettersi a letto.

Ho atteso una nuova edizione
di “Scommettiamo Che”.

Ho atteso a letto, del resto
la poesia è come l’amore:
lo dice persino André Breton.

Ho atteso che Marzia e Sabrina
finissero la presentazione sui loro
libri del Ventennio per poter fuggire via.

Ho atteso un aiuto.

Ho atteso di sbarcare a Napoli.

Ho atteso Benni assieme ad Antonino.

Ho atteso il ritorno degli dei.

Ho atteso il ritorno di Lassie.

Ho atteso il ritorno delle dee.

Ho atteso di ridere.

Ho atteso di farti ridere.

Ho atteso, prova a soffrire anche tu.

Ho atteso: e fu sera e fu mattina.

Ho atteso che si ripresentasse
nuovamente l’occasione e tuttavia
non si incorre mai due volte nella stessa
fortuna dopo aver sciupato la prima.

Ho atteso il momento per darti
quell’inutile regalo di laurea.

Ho atteso la tua verginità.

Ho atteso di fare la pace con te.

Ho atteso il momento in cui eravamo
soli per poter stare finalmente
in silenzio.

Ho atteso di fare l’amore con te.
Ho atteso che mi riportassero
la grasta che quel malo cristiano mi furò.

Ho atteso che qualcuno da piccolo
mi raccontasse di Babbo Natale.

Ho atteso che qualcuno da piccolo
mi raccontasse di Garibaldi
e della sua gloriosa spedizione.

Ho atteso che qualcuno da piccolo
mi raccontasse della Resistenza
e dei suoi eroi.

Ho atteso che qualcuno
mi regalasse un libro.

Ho atteso che qualcuno mi portasse
in una biblioteca.

Ho atteso giustizia per le vittime
della strage di Bologna.

Ho atteso che chiudessero
l’Avvenire e Famiglia Cristiana.

Ho atteso le primarie a Palermo
e me ne sono disinteressato.

Ho atteso le preferenze.

Ho atteso il “mi piace”.

Ho atteso la modernità che trasforma
la crisi in valore,
lo dice anche Jean Baudrillard.

Ho atteso il creatore dei contenuti.

Ho atteso la replica di Celentano.

Ho atteso il web 3.0.

Ho atteso who,
what,
when,
where
and why.

Ho atteso il nuovo film di Bud Spencer
e Terence Hill, con la speranza
che Terence Hill togliesse
quella cazzo di tonaca
e tornasse a fare a cazzotti.

Ho atteso i fondi per esplorare il pagliaio.

Ho atteso che finisse il tempo.

Ho atteso colui che ritiene
esigua codesta conversazione,
lo dice anche Cetti.

Ho atteso un rifugio rassicurante.

Ho atteso. Vabbè, fai presto:
ci vediamo a casa.

Ho atteso che la finissero
di parlare degli operatori booleani.

Ho atteso una vita senza and, or and not.

Ho atteso un’Italia dove sia consentito
il matrimonio tra omosessuali.

Ho atteso lo scudetto del Catania.

Ho atteso che liberassero
Napoli dalla monnezza.

Ho atteso l’arrivo dell’uragano:
per l’occasione ho fatto man bassa
di patatine, salsette e bibite zuccherine.

Ho atteso la qualità delle fonti.

Ho atteso il ragazzo delle consegne:
voglio quelle maledette pizze, non
ci vedo più dalla fame.

Ho atteso, quando facevo il ragazzo
delle consegne, che m’aprissero
la porta e che prendessero
quelle maledette pizze.

Ho atteso: fuori piove e fa freddo.

Ho atteso di visitare Sala Borsa.

Ho atteso la fama eterna.

Ho atteso di saziar la fame eterna.

Ho atteso di lavorare
a un progetto insieme.

Ho atteso di aprire un wiki insieme.

Ho atteso di toglierti il fiato.

Ho atteso che si ponesse fine
alla campagna d’odio contro i nati
sotto il sogno dei Gemelli.

Ho atteso trentatré settimane.

Ho atteso nove settimane e mezzo.

Ho atteso di farmi un’idea.

Ho atteso, ma questo non è l’inferno.

Ho atteso, mi sono stancato.

Ho atteso il treno regionale per Palermo.

Ho atteso la tua bellezza.

Ho atteso la tua bellezza sfiorire,
per poterti dimenticare.

Ho atteso, ma son convinto
che sia la tua immagine
in un quadro a sfiorire e non la tua carne.

Ho atteso le estrazioni del lotto.

Ho atteso Palmer Eldritch.

Ho atteso il crollo della Sala
Borsa di Milano.

Ho atteso e tu fremevi.

Ho atteso una settimana intera
in un albergo a ore di Tel Aviv.

Ho atteso che Porthos si facesse
prendere le misure
da quel mascalzone di Moliére.

Ho atteso che si ricucisse
lo strappo nel cielo
del teatrino di carta.

Ho atteso due bambole in dono.

Ho atteso, ma tu sei davvero
convinta di volerlo sposare?

Ho atteso di trovare un editore.

Ho atteso una categorizzazione.

Ho atteso davanti ai tuoi occhi.

Ho atteso in un meriggio
pallido e assorto.

Ho atteso di negoziar la mia resa.

Ho atteso sdraiato sul divano.

Ho atteso di negoziar la tua resa.

Ho atteso la discesa al Pireo.

Ho atteso la falsificazione.

Ho atteso così tanto
che, se sommassi tutti
i minuti di ritardo maturati
aspettando i treni di Trenitalia
in dieci anni, il risultato sarebbe
due mesi, sette giorni, nove ore e cinquantasette minuti.

Ho atteso, io non so cosa dire.

Ho atteso che non costruissero
quella linea ferroviaria
nell’incantevole Val di Susa.
NoTav.

Ho atteso il ritorno di Raoul.

Ho atteso il momento di scendere in strada e lottare.

Ho atteso una lettera da mademoiselle La Valliere.

Ho atteso anche un bigliettino, anche solo
un cenno, dalla signorina Montalais.

Ho atteso, non troviamo
un motivo neanche per litigare.

Ho atteso e ne è venuto
fuori qualcosa di stupido.

Ho atteso i mafiosi ed i loro
amici fuori dagli incarichi pubblici.

Ho atteso alla fermata del bibliobus.

Ho atteso che voi leggeste.

Ho atteso alla frontiera
che tu venissi ad aprirmi.

Ho atteso di essere ricevuto da Tichon.

Ho atteso l’arringa contro Miša.

Ho atteso il 1984.

Ho atteso una vita normale.

 

Lorenzo Cusimano, Casteldaccia (Italy), 2012.

 

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by Agostina Passantino, Palermo (Italy), 2014.

by Agostina Passantino, Palermo (Italy), 2014.

 

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2 risposte a “Il libro dell’attesa”

  1. Anche io…ho atteso, attendo e credo attenderò una vita normale, nel mentre, le piccole attese si realizzano.

    Piace a 1 persona

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