Il matto di Légal del conte di Cambray-Digny

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Scacchisti, udite! Un’immortal tenzone
in brevi tratti il verso mio dipinge:
inoltra il Re dei Bianchi il suo Pedone,
quel del Re Nero contro a lui si stringe.

L’assalta un Cavalier, ma gli si oppone
quel della Donna e i colpi suoi respinge.
Alla quarta d’Alfier, l’Alfier si pone,
la Donna il suo Pedon d’un passo spinge.

L’altro Cavallo accorre: al primo è sopra
l’Alfiere e il preme. Egli il Pedon uccide,
benchè al nemico acciar la Donna scopra.

Ed essa muor, ma non indarno. In fallo
cadde il duce dei Neri: ei non previde
scacco d’Alfier e matto di Cavallo!

 

Luigi Guglielmo conte di Cambray-Digny, s.d.

 

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settimosigillo

Alla 5ª P in gita

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E per non stare male
io non vi penserò più, fino a quando
non mi sarò scordato delle vostre
facce e i nomi non saranno che lettere
senza volti. Allora sarò di nuovo
vuoto e senza dolore
in una media vita
senza risa e senza palpitazioni
e sussulti del cuore.

E per non stare male
io le vostre foto abbandonerò
nell’ultima cartella
in fondo al mare dei bit, finché qualche
bug non le cancellerà da memoria.
Non ci saranno allor più tentazioni
di rivedervi e di sentire ancora
e le vostre risa e la vostra gioia.

E per non stare male
io mi convincerò di non essere
mai stato, di non aver mai viaggiato
e con voi vissuto giorni e ore lieti
d’amicizia. Allora sarò di nuovo
uomo senza virtù e senza memoria
de’ vostri bei sorrisi
e de’ vostri occhi pien d’amore e vita.

E per non star più bene
come allora, soltanto lascerò
che la distanza di tanti chilometri
e di anni consumi questi barlumi
ultimi di giovinezza, piangendo
quel ricordo indelebile
delle vostre risa e de’ vostri volti
lucenti più del sole di quei giorni.

 

Lorenzo Cusimano, Menzogne, Ivrea (Italy), 2017.

 

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Flo

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L’estate dei dieci anni non è il lido,
la spiaggia, i suoi colori, il suo profumo,
ma la mattina, gonfia ad aspettare
che i flutti e l’aria fresca
delicata di sale
risveglino la nostra picciola Flo.

Tutto è più vero del mar, nulla più blu,
però se lo scruta Flo;
tutto più vivo de’ frutti, ma buoni,
succosi come quelli zuccherini
che la picciola Flo morde nulla v’è.

Niente per noi l’estate
se non è picciola Flo
immersa fin alle caviglie bianche
nell’oceano, attendendo la salvezza,
insieme, di una nave.

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

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Flo_la_piccola_Robinson_gallery_002

Il dì del mio compleanno

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Mi spiace il tuo silenzio.
Sta volta ho sbagliato:
sbagliato ché t’ho amato,
amato ché eri bella.
Anche oggi c’era un altro,
anche per il dì del mio compleanno.

 

Lorenzo Cusimano, Amando tua sorella, Casteldaccia (Italy), 2008.

 

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comple

Giugno ’11

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Si nasconde un inferno
dietro le speranze.
Fragile e caduco il futuro,
il tempo si decompone e resta
solo il fetido odore di qualcosa
che più non è.
Compostiera di ricordi,
affari e sudori giovanili
in esso si trasformano
tutti in putrido amalgama,
che sarà vita forse dopo,
ma che adesso della morte
ne ha olezzo e senso.

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

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Primavera ’92

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Auspico rinascita,
sebbene i fiori ancora
non sboccino e la primavera stenti
a calorare l’aria
e a profumare i giorni
affondati nel sangue.
Il sangue era di coloro che d’amor
attendevan stagione
d’innamorati ché già innamorati.
Ma chi l’inverno e l’odio porta in cuore
recise i primi fiori,
quei fiori dagli splendidi petali,
che nei gambi furon lasciati soli.
Ma come dice un cartello ad un’aiola:
potranno calpestarsi
e tagliarsi i fiori tutti,
ma mai potrà fermarsi l’incedere
della primavera, che pure stenta
in questa terra secca.

4 pratile dell’anno CCXIX

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

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fiori-aiuola

 

Diciassette re

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Delirio sulla piazza
quando i diciassette re s’affacciano.

Un popolo cieco e nero si muove
con passo duro e marziale, occupando
silentemente edifici, gazebo,
strade, caserme e reti.
Un popolo si mobilita e vende
giacché povero, poiché comprabile
da qualcuno di potente e ammaliante.

Vi tocca la giustizia
se non è vostra: le ombre
di pena senza colpa.

Delirio sulla piazza
quando i diciassette re s’affacciano.

Delusioni ingombranti
negli sguardi irati degli scontenti,
che tristi accelerano
gli eventi, affinché i resti
di madri, eroi e padri siano bruciati
e denigrati per far posto a lacchè
lusinghieri e padroni sventurati.

È vostra la giustizia
gente illustre di fama
e di fango nobile.

Delirio sulla piazza
quando i diciassette re s’affacciano.

Ministeri di nuove religioni
sancite il nuovo corso
e il rito ed escludete ogni rimorso,
poi che nulla al popolo
marziale verrà più risparmiato:
è già felice di essere immolato.

Sarà vostra ormai ogni arma
di presunta giustizia,
ma mai sarà privata la libertà
di un Popolo vivo che per sua stessa
ragion d’essere non sacrificherà
mai la propria libertà.

Delirio sulla piazza
quando dal balcone saran tirati
giuso i diciassette re.

27 messidoro dell’anno CCXIX

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

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sfondo17re

 

Maggio

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Abbiamo le prove di quella notte.
Non si può negare. Tu perché lo fai?
O forse neghi che sia stato amore,
ma semplice appetito?
Che i sentimenti uguali
non siano, a tutti è chiaro:
ma i tuoi occhi non eran chiari e sicuri?
Sussurravano essi dolci melodie
d’armonia tra noi stesi
su di un talamo fresco e profumato
nella penombra delle tapparelle
odorose di maggio.
E tu giacevi nuda e sorridente
sul letto, tra lenzuola
lisce, bianche e sgualcite,
che senza impegno alcuno coprivano
appena uno dei tuoi seni poco
pronunciati e che forse
oltre non cresceranno.
E io, steso teco accanto,
con delicata mano
scoprivo ciò che di te
c’è di più caro dopo la tua bocca
e il nostro sentimento.
Eppur tu già dici che fu appetito,
carne giovane, incerta.
Eppure abbiamo le prove,
o già solo ricordi?

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

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fiori

Concludo

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Di questa poesia
che ne dobbiamo fare?
ci fermiamo al cogito
e alla penna oppur perdita di tempo
è, poi che è normale la professione,
poi che tutto è la specializzazione,
il lavoro, l’azienda,
il sistema, le finanze, la borsa
e l’Europa? e del resto,
dell’incertezza, del tempo perduto,
dell’inconsistenza, delle maddalene,
del sogno di non esser mai cresciuto?
che devo farmene di questa poesia, ditemelo voi.

27 fruttidoro dell’anno CCXIX

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

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