Abbiamo smesso di fumare

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Abbiamo smesso di fumare
per amarci e nelle bocche
nostre piene di parole
e di baci profumare.

Adesso te ne vai
senza una cagione, spegnendo
una sigaretta con una mano
fredda su un cuore
bruciato dal gelo,
come dalle tue risposte.

E che ne sarà del tabacco,
– mi chiedo – che avevamo
nascosto per non fuggire
alle nostre tentazioni?
e che ne sarà di quei rametti
che abbiamo succhiato
per sentirci liberi e felici?

Abbiamo smesso di fumare
e tu vai via, dimenticando
i giorni e non gli anni,
dimenticando i ruoli e gli orari
in cui dovevamo scappare
e gioire dell’inverno.

Abbiamo smesso di fumare
ed hai spento la tua
ultima sigaretta su di me
che non ero pronto ad amarti
e che non volevo lasciarti.

 

Lorenzo Cusimano, Menzogne, Ivrea (Italy), 2017.

 

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Forse v’è della tristezza

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Forse v’è della semplice tristezza
nel modo tutto nostro di guardare
alla vita. Con il pensiero al mondo
e un’altra vana speranza nel cuore
che s’illude, oggi cresce il grande salto
che ho nell’animo muto. E non so a cosa
pensare e cosa dire a chi ne chiede.
Un fremito ancora dietro la schiena
vorrei e pensare a lei nuda sul letto
estivo ed a te che nulla hai con me.
E poi una volta ancor giunge la sera
nella stanza gelata e silenziosa.

 

Lorenzo Cusimano, Menzogne, Ivrea (Italy), 2017.

 

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Coricarsi nella solitudine

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Coricarsi nella solitudine
della sera in una casa vacante
e sconosciuta, mentre
tu ignori le lacrime
dei giorni e delle scelte.
Solo il biancore delle mura spoglie
ha un senso vero in questo autunno freddo
torinese. Le candide pareti
mi ricordano ancora le tue mani
e i tuoi sorrisi, non dimenticando
i motivi e le divisioni, mentre
il secolo si prepara alla guerra.
Giungono i segnali al color del sole
quando è giunto il momento
di mettersi a letto. Non i tuoi attesi.

Rincorrersi nella sera
tra la solitudine
di una casa vuota
è un leggero morire
senza speranza di una resurrezione.
Qui ancora aspetto
che tu mi scriva, pur sapendo
che il silenzio sarà il mio
miglior compagno
per una bevuta di glen grant.

 

Lorenzo Cusimano, Menzogne, Ivrea (Italy), 2017.

 

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Guarda l’orologio di Piazza di Città

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Guarda l’orologio di Piazza
di Città ed a lato la luna.
Si può star fermi ed annaspare
nell’indissolubile trama
degli eventi. Tornar non è sempre
(forse mai) lo scioglimento migliore.
In un giorno di ordinaria magia,
tutto si trasforma e niente muta,
un po’ come il concetto di «divenire».
E noi cosa diventiamo? Cosa
siamo diventati nel corso
di questi anni e di questi secoli?
Per fortuna questa è la piazza
delle Picche e della Morte. La piazza
degli Scacchi l’abbiamo superata
poco fa. Finché c’è luce
in questo autunno, io voglio
continuare a sperare che dietro
a ogni cosa ci sia un disegno
che io non comprendo,
che la dialettica non sia quella spicciola
e banale, ma quella sublime
dei miti, degli eroi e degli dei.

 

Lorenzo Cusimano, Menzogne, Ivrea (Italy), 2017.

 

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Tetris

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Incastra i giorni, le ore, i minuti,
gli incontri, le cuffiette, le docce,
le lezioni e le ciabatte.
Non dimenticare di mettere bene
in ordine i sentimenti, le foto
dal cellulare, la spesa appena fatta,
le tessere, gli abbonamenti e gli abbonati.
Fai attenzione a non sovrapporre libri,
parole, opere ed omissioni.
Regola gli ingressi di animali
e soprattutto di persone, di eroi,
partiti e manifesti culturali.
Sistema convenzioni, leggi, ragioni,
ricette con ingredienti semplici e genuini;
metti a posto gli scontrini, le traiettorie,
gli appunti, le cartucce dei videogiochi,
i vhs dei videoclip e le canzoni.
Assegna un posto alle falle
del pensiero, al disordine della logica,
alle scorte di fazzoletti,
alle trame degli asciugamani,
alle ansie e alle stelle del mattino.
Ricomponi le linee che come sogni
poi scompaiono e terremoti,
lasciando segni e macerie.

 

Lorenzo Cusimano, Menzogne, Ivrea (Italy), 2017.

 

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Debolezze

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Abbiamo superato i secoli
abbiamo abbattuto i muri
e generato sogni.
Oggi ci arrendiamo ai giorni,
vendiamo i sogni
e distruggiamo i segni
d’amore che teneri ci siamo donati.
Amanti nell’intelletto ancor prima
della carne, amanti fragili,
amanti calmi e vergati
dalle debolezze.
E forse i secoli pesano
su di me e forse gli errori pesano
su di te che sei giovane e speranzosa,
che dal creato sei amata.
Io sono avido e poco generoso
al tatto e dal cuore ruvido,
ogni verso composto
è solo una scheggia
che riecheggia
in un corridoio che fu il tempo
che ora si chiude nei giorni
di un autunno che sembrava
non arrivare.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Odio il nero dei tuoi occhi – II

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Odio il nero dei tuoi occhi
mentre cavalchi su campi
sterminati al sol calante.
La musica si ritrae
e il ritorno mi travolge,
così odio – ma non vorrei –
il nero dei tuoi occhi.
Sempre e troppo silenzio,
questa piaga che mi strazia,
sempre tra di noi.
E ti adiri e scappi
e io non tengo il tuo passo
che mi stanca e mi confonde.

Odio il nero dei tuoi occhi
e per questo resto fermo
mentre t’allontani,
tu che non m’accetti
anche se voglio darti
quel tanto che ti basti
per farti stare ancora un’ora
qui con me a raccontare favole
sul nulla di un giorno.

Odio il nero dei tuoi occhi
perché non so cos’altro dirti
e non so cos’altro fare
per scriverti ancora in una notte
prima del buio.
E non esistono le strategie
e non esistono i doni
e i simboli per un amore
frainteso e per un appuntamento
mancato e per un giorno
separato. Rimpiango i colori
ora che rimane solo il nero
di un furore volto alla sofferenza.
E non ho più alberi
da abbattere e uomini
da sgozzare e santi da insultare:
si scoprano le carte
e si gettino nel fuoco,
poi che nulla più vedo
oltre il nero dei tuoi occhi
e le rose rovinate
dal tuo mondo nuovo.

 

Lorenzo Cusimano, Menzogne, Ivrea (Italy), 2017.

 

Vedi anche Odio il nero dei tuoi occhi

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Marta ha detto

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Marta ha detto di non curarmi
delle fessure e degli strappi
su quel cielo grigio di fumo
del Canavese oggi discosto
più dell’estate da venire.

Marta ha detto di non cercare
le cadute[1] e le perfezioni
e le idee perché controllare
non è umano, non è divino,
ma solo privo di speranza.

Marta ha detto di non volere
la certezza e di non bramare
la perfezione più del mare
e del senno per non volare
nel limbo di un’altra città
disonesta come le frasi
che non ho detto per paura.

Marta ha detto
che soffrire è umano
che vivere è giusto
che amare non è obbligo
che decidere è l’errore.

Marta non conosce le facce
di luglio e degli ultimi baci
di settembre, come le tracce
degli errori e le melodie
delle radio colme di sogni
nell’illuminare del giorno.

 

Lorenzo Cusimano, Menzogne, Ivrea (Italy), 2017.

 

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[1] Colpe.

Dilemmi della devozione

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Nella rapidità del divenire
si è consumata la mia inettitudine,
cercando parole e segni nel cielo.
Tosto erano i miei gesti
a dover esser compresi e pratici.

La mia poesia ha fallito sull’amore
e sul segno; è rovinata al franare
dell’attesa contro un’armata solida
ben disposta e che ho sottovalutato.

Non son servite le stelle e le pratiche
da sciamano contro le lame attente
e le cappe rinforzate dai giorni
giovani e dal sanguine che ribolle
di forza e d’incoscienza.

Rimangono le ceneri dei fuochi
spenti nelle nottate in riva al fiume
in cui dominavano le incertezze
portatrici di novella speranza.

 

Lorenzo Cusimano, Menzogne, Ivrea (Italy), 2017.

 

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Confidavi nelle parole

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Confidavi nelle parole
ancora prima che negli occhi
tu trovassi una luce nuova
indice di ‘torno alla strada
del vero. Non c’era la minima
pervicacia nelle parole,
né tanto il minimo sospetto
che fossero gli ultimi squarci
di un mondo già concluso. Scelto
avevi già, allorché giurasti
che il mondo non sarebbe stato
che un gioco per amanti deboli
e sciocchi. Dopo le promesse
grandi vennero e le menzogne.

Lorenzo Cusimano, Menzogne, Ivrea (Italy), 2017.

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