Mi perdo nel guardare le tue foto

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Mi perdo nel guardare le tue foto.
C’è un abisso che ci separa innanzi
e che resta l’unica tua difesa
all’idea che m’assorbe e paralizza.

Tutt’or persecuzion mi pare, forse
lo era anche prima, ma noi sì distratti
non ce ne curavamo più di tanto,
tanta era l’ingenuità dei sorrisi.

Dalle mani nostre nascevan giochi,
altro che promesse: solo infantili
gote rosse, prima che si macchiasse

l’anima, che s’abbassassero gli occhi,
dimenticando ogni lieto imbarazzo
innocente prima d’essere persi.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Maddalena

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Dagli insani propositi stasera
distoglimi. Poco sarai redenta
e pentita, però la tua parola
mi placa o forse il tuo tosco ricordo.
Sul perché venga a te a chieder conforto
è strano poi che so che la tua vita
non è un esempio. Perdere lasciamo
a quest’ora della notte discorsi
aporetici e vani: la ragione
ridesta e scaccia via gl’insani fini.
Ella era altissima, non solo bella.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Altissima

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Un bel problema è questo d’oggi.
La facoltà non è più il luogo
accogliente com’era un tempo
dove potevo rifugiarmi
lesto: mi sento adesso esposto.

Altissima tu sei ed io preso…
l’unico farmaco è ‘l consiglio
lontano d’una maddalena
sì tossica da avvelenarmi
nel ricordo. Eppure non sono
semplici e sporadici sguardi.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Marzo

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Le persone in misura
e valor distinguonsi,
e queste la statura
e portata notano.

Con silenzio ogni anima
fonte s’avvia con umiltà e coraggio
alla fine dei giorni
senza pianto e rimpianto.

Del resto chi diceva
che la vita e il viver suo
è una preparazione a quest’ignota
soglia che n’è la morte?

Se una donna picciola
grande può farsi di fronte alla morte,
chissà quale sarà la sua statura
al confronto con dio e con l’universo.

E se delle mani operose e brave,
fino all’ultimo intente, lavorarono
per l’altro e il prossimo,
il cielo di certo ebbe a protestare

di non avere avuto ben più presto
tali manifatture, che al secolo
mancheranno come le premurose
mani ed amorevoli.

E se la sofferenza portò il mondo
a stringere i denti fino al trapasso,
la vita trionfò lieta negli abbracci
e nelle sue premure

che furono a noi vivi riservati.

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

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Il vento suona i ganci legati

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Il vento suona i ganci legati
stretti alle corde per giù tirare
neri sacchi. Li ramagli smossi
forte intanto cigolano e quasi
si spezzano. Nel mentre il frinire
dei lunghi cavi d’alta tensione
accompagna le danze armoniose
delle lattine prese dal vento.
La sera fredda di biancospino
si colora dell’ultime tracce
di nafta pria che l’ora notturna
i lucchetti dell’amore leghi
alle porte. Dentro è meglio, è caldo:
profuma di broccolo e d’arancio.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Storie

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Se tu versi lacrime perché andiamo,
io piango per quello che non t’ho detto
e che l’esperienza d’estivi incontri
spingami a ricusare le ragioni
del cuore. Cosa dire? Una bambola,
un insetto o solo un saluto breve
nella caciara e nell’indifferenza.

Poi come cominciò, nell’ignoranza
e nell’indifferenza, finirà.
Eppure quante cose t’avrei detto!
Scordi la storia della cioccolata
calda e della ragazza del bancone?

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Ho paura

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Ho paura. Nel buio
qualcosa di nero si muove.
Mostra i denti chiari.
Prepara manicaretti ed esche avvelenate
per uomini disperati,
abbandonati,
licenziati,
cassintegrati,
maltrattati,
privati,
diseredati,
ingannati.
E quando tutto si sfascia
il migliore offerente
diventa il più bravo
magico pifferaio.
Poi ci sono i torbidi, i forconi,
i tassisti,
gli indignati,
le vittime,
gli schettini,
i precari,
i farmacisti,
i pastari,
i camionisti,
le stelle,
gli studenti,
gli umanisti.
Urliamo insieme a loro!
Oh, cazzo…
li abbiamo dimenticati!

«Chi abbiamo dimenticato?»
«Dimenticato? Cosa abbiamo dimenticato?».

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Diffondi la parola

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Diffondi la parola,
il verbo t’accompagna:
il pie’ fermo sorregge
verità e conoscenza.

Combatti, lotta, godi:
pretendi quei diritti
che per buon senso alcuno
potrebbe garantirti.

Frigge e tosta la notte,
consumansi croccanti
gli sfatti anni Novanta:
restan lattine vuote.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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In quell’atro parcheggio

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In quell’atro parcheggio
andammo di notte, loro decisero
di non pestarci a sangue:
dovevamo mantenere le debite
distanze, non godere
del loro braciere acceso, non chiedere,
non far gesti inconsulti,
non far gesti borghesi.
La serenità precaria.
Il punk è un residuo etilico e niente
più. Solchi e cicatrici
nei volti. Cocci di vetro e bottiglie
in quell’atro parcheggio.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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La tua grammatica

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La tua grammatica non la capisco,
ho difficoltà nella mia sintassi.
Logiche e legami sono sì duri
da seguire, come d’analizzare,
e sgradevolissimi alla lettura.
Non è prosa la nostra
storia, ma tu vorresti che lo fosse
e che qualcuno ne facesse teatro.
E i nostri complementi
a cosa si legano
se già nella struttura
è solamente il verbo
«sognare», che tutto il peso reggeva,
che soggetto esaltava
e nel luogo e nel tempo
e nella final causa che ci mosse,
fin che non fu tra noi
logica, l’ortografia e la sintassi?

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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