È l’estate arrivata troppo presto

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È l’estate arrivata troppo presto
portando suoi affanni e la sua calura.
Anche i dubbi tra i frutti
e le mani dorate dell’estate
carica e prematura.

Forse sono semplici seccature
che si risolvono con il sollievo
d’una granita rossa o d’un sorbetto.
Eppure l’afa e ‘l talamo rovente
e ‘l cuor nervoso non mi fan dormire,
ma rigirare tosto in questo giugno.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Il piacere dei sensi

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Il piacere dei sensi
insensibili ci ha reso le nostre
dita e ciechi i nostri occhi.
Era un uomo sulla strada, chiedeva
sostegno per i figli o una serena
morte. Il rallentare fu solo un attimo,
poi più lesto fu ‘l piede
e il dimenticar che altro,
in un mondo incapace
di vedere oltre il conveniente prezzo
del prodotto, ancor vive
e ricerca o abbandona la speranza.
Era una donna sola
dagli occhi neri e gonfi,
che sul ciglio vendea l’umanità.
Fu soltanto la palpebra a trovare
il modo affinché il vetro fosse sporco,
in un mondo incapace di capire
cosa vuol significare limpiezza.
Era un bambino tagliuzzato e reso
un mostro per il diletto, cercava
un riparo nella peggior bufera
e diede, invece, rifugio e ristoro
all’anima candida e agli occhi acuti,
capaci di guardar lungi fin oltre
le stelle e il mondo incapace di ridere
senza il dolore ed il suo spettacolo.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Un mese

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Un mese. Tanto abbiamo atteso.
Ancora un mese. Attendo intanto.
Ti scrivo e t’ascolto. Vorrei,
ma le biblioteche m’annoian,
tranne te. Quali biblioteche
abbiamo prima frequentato?
Perché mai ci siamo incontrati
e solo ora ci ritroviamo
di fronte alla vecchia fermata?

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Profumavi di sapone

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Profumavi di sapone
e i tuoi capelli bagnati
erano ancora d’una doccia
fatta sì velocemente
per un incontro fugace
al grande abbeveratoio
prima che fossero accesi
neri fuochi nella notte.
Il tramonto ci rendeva
guardinghi e poco fidati.
E poi, dopo tanto attendere,
d’un tratto sì diffidenti
eravamo diventati
e vogliosi di un estivo
bacio, forse unico, forse
inutile. I tuoi fianchi erano
duri e i calzettoni blu,
alti e fieri come impronte
a’ nostri intensi disii.
Era rosso il volto tuo
per il gran sole riflesso
sui nostri quattordici anni
e forse di più e la pelle
delle gote tue bruciate
da’ raggi e lentigginose.
Neppure un filo di trucco,
ma un fil d’erba tra le chiome
brune ed un fiore posato
dietro l’orecchio per essere
meravigliosa ed eterna.
Intanto l’acqua riempiva
quei crateri necessari,
senza curarci poi tanto
della fila e delle bestie
assetate e stanche d’erba
secca. Eran brevi i minuti
della prima sera scesa
nel timor d’esser scoperti,
nel rischio d’esser divisi.
Sì giovani e temerari,
d’una persa ingenuità.
Oggi lontani, oggi estranei,
oggi solamente pavidi.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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I ragazzi piangono

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I ragazzi piangon le loro donne
che diventano attrici
in una notte di luna nel cielo
dell’est. S’assomman le stelle e nessuna
si spiega quale spinta abbia portato
una città a cadere
dalle ripide mura, rovinando
e infrangendosi sulle rocce nude.
Discorsi assai complessi
e barbari cui ci siamo assuefatti.
Battono le mani pensando ad altro,
batton le mani per esser notati
e se poi si va a bere.
E intanto quei ragazzi
piangono le loro donne truccate
come dive d’oro-nero vestite,
che chiamano la morte
Amore. Poi scura solitudine,
silenzio nel vociar rincolorito.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Esilio

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Nel giorno in cui ci unimmo
nella gioia e nel dolor, decidemmo
che insieme avremmo accolto
l’esilio. Questa Italia non ci volle.
Con fede al dito serrammo le imposte
e chiudemmo la dimora alla luce
della famiglia, che avremmo sperato,
desiderato piantare con seme
in questa città nostra,
ma intorno a noi vedendo
e mirando interminabili fughe
e inumane rinunce per chi sceglie
di non morir precario
ed insignificante.

La terra dei tre leoni decidemmo
quale meta e nessuno
ad accompagnarci ed ancora meno
volti ad accoglierci…

Italia che esilia i suoi figli sfruttati.
Italia che mangia il pan degl’affamati.
Italia accecata dalla tivvù.
Italia che azzanna la man che dona
carezza e pur conforto.
Italia che abbandona
gli amici nell’ora d’avversa sorte.
Italia che distrugge le speranze.
Italia che mortifica l’amore,
i nidi e le alcove. Italia che muore.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

Vedi anche Esilio #2

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Il pino

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Il pino alto dagli aghi
cadenti riempie l’aere di profumi
che alla calma gioiosa
si mescolano in questo ispido giugno.
A qualcuno una decomposizione
parrebbe di ciò che è stato lasciato
a terra ai soli agenti.
E cosa c’è di strano?
Alla terra tutto ci lega molto
più che all’azzurro cielo.
Questo lo puoi guardare,
a volte non vedere,
però la terra mai la puoi ignorare,
soprattutto in questi giorni in cui forse
sprigiona e m’avvolge in una vischiosa
calma che accompagna ogni stanco passo.
Ed ho voglia di procedere scalzo,
affinché nudi piedi
accolgano ogni alito della terra.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Gemelli

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Contendonsi due volti
un cuore e due una faccia:
ogni risveglio ha senso
solo se lascia Marte
posto a Venere e s’ella
cede sotto gli strali
di Marte, rossa sfera.
E non sa, chi ti tiene,
qual sarà ‘l tuo pensiero
di domani: Saturno
o Giove, che t’importa,
giornate travagliate
e scarsi risultati.
Forse un giorno qualche ora
migliore al sol calare.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Voglio scrivere dell’anima mia

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Voglio scrivere dell’anima mia
e delle sue macerie e tralasciare
sul dondolo nel terrazzo l’impegno,
la cultura e l’attesa.

Ho un’anima spossata, che ristoro
non trova. Affaticata
dal sospetto, dalle tante parole
e dalle immagini d’un’esistenza

sparpagliata. Burlati,
saccenti, arguti e poveri di spirito:
contraddizioni e ridda
di sentimenti. Crampi
al cuore che consentono percorso
alla sorda gelata
del sangue e dell’amore.

È rimossa ogni nota di salvezza.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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Fermalo il tempo, Alessio

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Fermalo il tempo, Alessio!
Placa le voci che coprono il canto!

Quando una vespa libera correva
gli unici impedimenti erano il mare,
la miscela e il numero dei chilometri.
Tosto per non morire di ricordo
nella stagione noi preferivamo
resistere e sorridere del fermo
de’ portoni scuri e della sporcizia
di stretti marciapiedi.

Fermalo, su fermalo!
Il tempo ferma, Alessio!

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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