I Clown e la pioggia

Forza Tintura! Forza Ossigeno!

Su! É ora di toglier via questo vecchio tendone!

È oramai mal ridotto, ci piove dentro, è tutto buchi e non ci bastano più le toppe! Dopo tutti questi anni… ne ha passate tante: il freddo, la pioggia battente, il sole cocente, la neve, la calca della gente fuori per assistere allo spettacolo… quante ne ha passate!

Mah… chissà perché questa decisione di toglier tutto!

Il nostro è uno sporco destino: clown! Inoltre ci tocca anche lavorar duro! Come se non fosse già una faticaccia dover far ridere tutti quei bambini che tanto lieti salgono sugli spalti per vedere noi! E noi? Siamo solo clown, o buffoni, capaci di far ridere e regalare un sorriso, regalare un fiore uscito da una manica di una giacca sgualcita e mal concia o da una scarpa. Siamo noi a cadere per rialzarci tra le risate del pubblico; siamo noi a bagnarci, a correre, a ruotare intorno, a saltare.

Hai in testa, oltre al cappello, le risate di tutta quella gente che viene a vedere il nostro spettacolo? Hai in mente i bambini che applaudono più contenti e allegri che mai? Metti apposto il fiore sul cappello, si sta torcendo su sé stesso, sembra come appassito eppur è finto! Ma dicevo… Tutto ciò solo se ci siamo noi! Questo è già un duro lavoro, troppe responsabilità, non possiamo permetterci di mandare a casa qualcuno senza un sorriso. Un piccolo sorriso può essere utilissimo: troppa gente non sa che fare per sorridere, allora guarda la tivvù, i cabaret e i cartoni giapponesi ormai privi di anima, ma non sa che i veri maghi del sorriso siamo noi pagliacci. Un sorriso recato con le giuste dosi è migliore di qualsiasi medicina o intruglio magico, può curare ogni tipo di malattia, la solitudine e qualunque altro male umano. Basta poi ripensare a quel sorriso per riavere gli effetti desiderati. Chi si porta un sorriso dentro starà bene per tutta la vita; lo assicuro io che sono esperto in materia. Ricordo, tanto tempo fa… quando tu, Tintura, e tu, Ossigeno, eravate ancora piccini e senza trucco, un bimbo triste, ma così triste da non voler mangiare e giocare; ricordo appunto, che dopo avere riso a un nostro spettacolo riprese a mangiare, a giocare ed è cresciuto da allora forte e felice, portando sempre quel sorriso con sé, il ricordo vivo di quel sorriso!

Per questo dico che un sorriso è importantissimo, aiuta a vivere!

Ora invece sembra che a nessuno più importi di sorridere, di vivere, di vivere accompagnato dal chiaro e tenero sorriso, e noi clown siamo costretti a smontare il tendone del circo. A lavorare duro, a tirar via questi tiranti, a togliere le travi, a ripiegare la tela. Bel destino. Noi, proprio noi che dovremmo regalarli i sorrisi, stiamo adesso facendo in modo che mai più si possa trovare qualcuno con cui sorridere, perché mai più si troveranno un circo e dei clown. Che tristezza!

Ma su! Forza Tintura, forza Ossigeno, non c’è motivo di perder tempo a piangere; dobbiam finire di togliere tutto! Attenti a quei ganci! Attenti alle funi! Chiudete le gabbie! Presto ragazzi! Facciamo vedere che sappiamo rendere anche da uomini!

Appena toglieremo questo trucco e questi costumi saremo uomini! Potremo vivere, potremo innamorarci, potremo piangere, potremo urlare senza la paura di svegliare gli animali nelle gabbie e soprattutto potremo portarci dietro i sorrisi di tutti quei bambini che con noi hanno riso, gioito e riacquistato fiducia in questo mondo strano. E poi dicono che quelli strani siamo noi clown.

Ma sbrighiamoci, prima che piova e tutto diventi fango duro e pesante, prima che le nostre parrucche e i nostri giocondi abiti si rovinino.

Su, Tintura, sciogli questo cappio! Dai, Ossigeno, raccoglie e conserva queste funi, annoda per bene il sacco!

La pioggia! Forza ragazzi, la pioggia! La pioggia ci bagna!

La pioggia ci bagna… che insolita sensazione, quasi soffocante; poche gocce leggere, fredde, sulle braccia, sulle mani, sulla testa, sul rosso naso; poi l’intensità che aumenta e allora il calore, la forza di quest’acqua che in gocce fine e grandi scende; sembrano lacrime di qualcuno che amaramente piange e ancora non ha ricevuto un sorriso… allora forse non siamo riusciti a far sorridere tutti… chissà quanti altri! Ma ancora la pioggia scende… mai prima d’oggi tali percezioni e sensazioni, sempre riparato e protetto da questo grande tendone: ora la pioggia cade su di me e su di voi, sulla mia testa e sulle vostre teste, sulle mie spalle e sulle vostre spalle!

Su… ma… ma… ma cosa succede? Oh, no! Mi si scioglie il trucco, come farò? Senza trucco come farò? Come farò senza trucco? Le mie mani e le mie vesti sono sporche di trucco! Datemi uno straccio… datemi uno specchio, voglio vedere il mio volto, il mio volto da uomo!

Perdio! Ma… ma… ma dov’è il mio volto? Dov’è il mio volto da uomo? Dov’è? Dov’è? Dov’è? Tintura, Ossigeno, dov’è? Voi lo vedete? Ditemi che voi lo vedete! Ditemi voi… che lo vedete. Vedo solo un vecchio clown! Il clown di sempre!

Sono o non sono un uomo? Sono o non sono un uomo? Sono un uomo? Sono forse solo un clown? Un clown! Chi sono? Cosa sono? Il mio volto anche senza il trucco scivolato via con la pioggia è rimasto quello di un clown! È mai possibile… è mai possibile, che io sia solo un clown? È possibile? È possibile che io sia nato solo per far sorridere la gente? È possibile? Tutto ciò è possibile?

Che triste destino essere quindi un clown e non potere essere uomo! Un semplice uomo! Ora che farò? Che farò senza un tendone in cui stare, riposare, dormire, riparare, provare gli spettacoli? Che farò? Dove andrò quando tutto questo sarà riposto dentro un sacco per essere gettato e dimenticato? Dove andrò? Dove andrò? E tutti quelli che mi avranno visto all’opera avranno con sé un sorriso, ma nessuno si ricorderà di me perché non sono un uomo. Sono solo un povero clown capace soltanto di far sorridere! E cosa resterà a noi e di noi?

Tintura! Ossigeno! Siamo solo clown! Clown, solo clown oramai fuori dalla scena! Solo clown! Solo clownclown!

 

Lorenzo Cusimano, Casteldaccia (Italy), 2006.

 

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