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Il silenzio di una scuola
vuota infrange il rumore
assordante del ricordo,
come un torrente in piena
che conduce le sue acque
tra le rocce del ritorno,
tra le rapide della coscienza.

Non vi sono odori, non vi sono
risa, non vi sono incontri,
ma soltanto attese vane
e crocifissi inchiodati
per allontanare il tempo
che linfa succhia e le dita
allontana nella trasparenza
dell’asfissiante burocrazia.

Mancano pure i colori
che tutto ornano e segnano
nei muri, nelle porte
e nei bagni; s’intravedon
soltanto pareti sporche
e abbandonate all’incuria
dell’estate che continua
per chi ha trovato un pezzo di carta.

Pure i cestini son vuoti
e niente nascondono
e custodiscono, ma si gonfiano
d’aria come molti dei discorsi.
S’accorciano i giorni ancora
prima del solstizio e svaniscono
le ore che mi legano a te
che tra questi banchi vuoti
non c’eri e non ci sei. E non ritrovo
le tue impronte, i tuoi gesti
e i tuoi segni; attendo invano
che tu venga a sederti
in quest’aula muta e grigia
che nulla ha da insegnarti.

 

Lorenzo Cusimano, Menzogne, Ivrea (Italy), 2017.

 

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