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Voglio ascoltare la solitudine
sul locale del tredici agosto,
mentre tu dormi, arrabbiata,
insensibile ed indifferente.
C’è un mare di gente e di tristezza
intorno alle vacanze d’estate
e tu a credere t’ostini
nella rigenerazione.
Essa può avvenire solamente
assorbendo la linfa d’un’anima
appena morta, scarica, vuota,
senza futuro. Non è la cura
il sole, non il succo dei frutti
estivi, ma è già la fioritura
degli agrumi che profuma a morte.
Oggi ascolto la mia solitudine
senza cuffie, senza te che dormi.
È la mia una solitudine
dannata, che non ha fretta
ma pura voglia d’annientamento.
Basta il freddo generoso
d’un condizionator per lasciare
alle aspettanze degli anni
trascorsi la magra delusione
che nulla vale viver, ché nulla
più senza serenità.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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