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Amato v’ho per le vostre fiammelle
viuzze cittadine prische di vita
ch’ogni sera s’illumina più forte.
Parmi, pure, che ‘l tempo
arrivato sia di spegner le luci,
oscurare i palazzi e ricoprire
le insegne d’usati lochi notturni,
ch’ospitano solamente il disagio
d’una generazione. Ricopriamo
i lampioni e lasciamo che sia ‘l cielo
a darci la garanzia della luce
con le sue mille stelle, con i soli,
con i suoi tanti pianeti. Scuriamo
le vie percorse, respiriamo il nero
d’una notte d’agosto per vedere
le stelle, quelle che cadono a pianto.
Sarà nel lieto pianto d’una buia
città e d’una tenera notte chiara
che ci ritorneranno i desideri,
ché saremo capaci
di nuovo di rivedere le stelle.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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