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… lenesque sub noctem sussurri…
(Orazio, Odi, I, 9)

Vorrei sussurrarti la buonanotte
mia, senza che le macchine dannate
la trasformino in cifre combinate.

Vorrei che fossero labbra carnose
a dirti «buonanotte» ad un orecchio,
che non sia un elettromagnete freddo.

Vorrei che a donare fosse una mano
al tuo volto una carezza con lieve
gesto, con un leggero dolce cenno.

Vorrei che fossero mie le parole,
non quelle disperse dall’ignoranza,
a tornar alla tua mente ridente.

Vorrei canzoni, vorrei poeti e santi,
un esercito, perché a te compongano
tutte le più belle odi, una per notte,

e le più alte lodi per le mattine
che vivrai, come per l’eternità
che non s’esaurirà senza corrente.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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