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Sta morendo la mia poesia
soffocata dalla politica
e dall’impegno sociale,
lesa dalla pornografia
e da parole che non colgo.

Il mal di vivere, che prima
c’ispirava, oggi ci ha vinto
e vulnerabili ci ha reso
e volubili come vecchie
civette, convinte che ‘l mondo
ci lascerà eredi di un trono
e ci farà santi pel fatto
di sprecare bianca carta
nella solitudine nera
di stanze gelate. Ricordo
ogni verso un fiore azzurro
che sbocciava da animo triste;
oggi ogni verso un fallimento,
ritmo spezzato che l’incanto
ha perso nell’alma volgare.
Non sarà speme per un poeta
che tale si ritenne, tanto
da dimenticare sì presto
che l’anima vera bisogna
d’un fattore che l’abbia in cura
e che la protegga dall’uomo
e dal suo vizio; ma poesia
fin troppo poca n’è rimasta
in questo mar di debolezze.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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