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Colui che esplorò le luci del cielo grande
e delle stelle conobbe nascita e fine,
e come il cuore di fuoco del sole si oscuri,
e come le stelle precipitino secondo immutabili
leggi e furtiva la luna chiami dal suo giro
celeste amore tra le rocce di Latmo,
questi, Conone, mi vide nel cielo,
che per volere divino splendevo
fulgida treccia dal capo
di Berenice strappata.
Catullo, Carme, 66, vv. 1-10.

 

Luminosa chioma copriva
le tue sì prosperose grazie
linde e chiare dall’attenzione.
Nel chiasso d’una lectio solo
notai quella capigliatura
d’oro che con magia e saggezza
tenevi domita e composta.

E sorpresa grande e sensuale
fu scoprirli liberi, sciolti
e lunghi tra libri, latino,
impegno e tedio. Profumavano,
o forse erano le tue carni
come il marmo leggero e tonde
di beltà che mie voluttà
smuovono dallo studio scarno.
Così a quella chioma splendente
d’una novella Berenice
m’appassionai fantasticando.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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