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Il piacere dei sensi
insensibili ci ha reso le nostre
dita e ciechi i nostri occhi.
Era un uomo sulla strada, chiedeva
sostegno per i figli o una serena
morte. Il rallentare fu solo un attimo,
poi più lesto fu ‘l piede
e il dimenticar che altro,
in un mondo incapace
di vedere oltre il conveniente prezzo
del prodotto, ancor vive
e ricerca o abbandona la speranza.
Era una donna sola
dagli occhi neri e gonfi,
che sul ciglio vendea l’umanità.
Fu soltanto la palpebra a trovare
il modo affinché il vetro fosse sporco,
in un mondo incapace di capire
cosa vuol significare limpiezza.
Era un bambino tagliuzzato e reso
un mostro per il diletto, cercava
un riparo nella peggior bufera
e diede, invece, rifugio e ristoro
all’anima candida e agli occhi acuti,
capaci di guardar lungi fin oltre
le stelle e il mondo incapace di ridere
senza il dolore ed il suo spettacolo.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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