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Profumavi di sapone
e i tuoi capelli bagnati
erano ancora d’una doccia
fatta sì velocemente
per un incontro fugace
al grande abbeveratoio
prima che fossero accesi
neri fuochi nella notte.
Il tramonto ci rendeva
guardinghi e poco fidati.
E poi, dopo tanto attendere,
d’un tratto sì diffidenti
eravamo diventati
e vogliosi di un estivo
bacio, forse unico, forse
inutile. I tuoi fianchi erano
duri e i calzettoni blu,
alti e fieri come impronte
a’ nostri intensi disii.
Era rosso il volto tuo
per il gran sole riflesso
sui nostri quattordici anni
e forse di più e la pelle
delle gote tue bruciate
da’ raggi e lentigginose.
Neppure un filo di trucco,
ma un fil d’erba tra le chiome
brune ed un fiore posato
dietro l’orecchio per essere
meravigliosa ed eterna.
Intanto l’acqua riempiva
quei crateri necessari,
senza curarci poi tanto
della fila e delle bestie
assetate e stanche d’erba
secca. Eran brevi i minuti
della prima sera scesa
nel timor d’esser scoperti,
nel rischio d’esser divisi.
Sì giovani e temerari,
d’una persa ingenuità.
Oggi lontani, oggi estranei,
oggi solamente pavidi.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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