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Abituali sono le bombe:
ormai ci fanno compagnia.
Nel sietch tutti ci ripariamo
e raccontiam le vecchie storie
e facciamo antichi rituali,
pregando affinché, dopo questi
mali, si possa tornar presto
a vivere giorni normali.

E fu quella storia, in un giorno
di novembre o forse di luglio
sotto il rombo delle aeronavi,
che ci rifugiammo guidati
dal gran terrore delle bombe,
dimenticando donne e bimbi,
invalidi, vecchi e malati,
calpestando la vita a terra.

Tremavamo impotenti sotto
la luce della lampadina.
L’allarme urlava e vivevamo
in una ragione sospesa.
Erano già novantasette
le nostre notti e le mattine
e sembravano più di mille.
Tutto era sporco, era fradicio.

Solo il racconto ci serbava
nell’umanità vacillante
che la guerra aveva stuprato.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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