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Non so se mi rivolgo all’albero,
al pilone dell’autostrada
o al vallone: certezza è ch’essi
erano prima come adesso,
mentre tutto m’appare muto
intorno. Pien di gente, pieno
d’infissi che chiudon la brezza
che pria saliva dalla valle,
trascinando seco profumi
e colori d’una campagna
abbandonata, ma che serba
ancor lo spirito degli anni,
le trame del filo spinato
e degli agrumi ancora verdi
scampati al macero pagato.
Altro non resta che ‘l filato
ferro rugginoso, che allora
non ci fermava facilmente,
ma che ora si copre de’ segni
del tempo, mentre i frutti secchi
marciscono lo stesso, stando
aggrappati alla pianta sola,
dimenticata in una terra
rassegnata ad avvelenarsi.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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