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Dove sei stasera?
ti sento lontana,
distante, in un’altra isola.
Questa dannata tecnologia
ci soffoca senza che il nesso
ci faccia sentire vicini.
Vorrei tosto liberarmi
da questi apparecchi
e pensarti, sussurrando
il nome tuo, chiamando il nome tuo.
C’era un tempo in cui gl’innamorati
si fidavano e sospiravano al cielo,
affidando la prece alla stella,
che era la congiunzione.
E sebbene le finestre
fossero distanti, quelle stelle
avvicinanti erano, poiché nulla
può essere più lontano d’una stella.
Preferirei scriverti un messaggio
in meno e star seduto
in terrazzo a mirar la nostra
fiaccola in cielo, pensando all’ora
in cui ci rivedremo,
dopo aver vinto
la lontananza e avere sospirato
e disiato baci.
C’era un tempo in cui t’amavo
senza l’ausilio e il controllo
delle macchine. Quel tempo
era odoroso di gelsomino
e ci grattavamo le gambe
punzecchiate dalle zanzare.
Non c’era l’assillo, non c’era
l’antenna e il collegamento.
C’era solo il conforto della nostra
stella, il contatto, il nostro
amore e la sera in cui sospirare
distanti il proprio nome
e sentirsi ancor più vicini.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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