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Guardare la città oggi
gonfia il cuore. Sarà perché mi manchi.
E di tanto in tanto guardo le foto.
Qualcosa la dovrò pur riferire
a Tati. Fa domande.
Ed ancora dubito. Tutto è strano.
Non mi sembra umanamente possibile,
tuttavia è veritiero che mi sbagli.
A questo punto torna a mente quando,
colmo di rabbia, per te scrissi e contro
di te d’un regista il pensionamento.
Se grande nome possiedi, qualcuno
sempre t’esorterà a tornare in sedia,
a scrivere soggetti,
a scritturare attori.
Dannate altre finzioni.
In ogni caso applaudiranno in piedi.
Ma se non ce l’hai il nome,
restare a fare il pensionato è cosa
meno stupida che si possa fare.
Malgrado tutto appassir nella quiete,
offuscar placidamente la mente
nell’inerzia della senil demenza
in questa città non è poi sì male.

 

Lorenzo Cusimano, Debolezze, Casteldaccia (Italy), 2014.

 

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