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Duemiladieci e che cos’è cambiato
per codesto nostro Sud?
Ancora devo attendere te, Sara,
che torni dal plumbeo Nord
a versar tuoi guadagni
di fabbrica in una fiera di paese
che melanconicamente profuma
ancora di zucchero e frutta secca
e che esangue t’accolora la pelle
con luminarie mute,
affascinanti in questo vecchio mese
d’agosto. E tutto sembra come prima,
ma nulla tale è posto,
giacché tutt’intorno muta veloce
portando via seco significati,
lasciando aromatici ricordi
nell’aria delle sere della festa
e nient’altro di vivo.

Poi esplosi i fuochi provvederai a fare
le valigie, portando teco, Sara,
quei ricchi semi secchi del nostro Sud
immobile da piantare in terreni
fecondi o per marcir sotto i padroni
argillosi di pianura. Lascerai
un sole mite, che in questo nostro Sud
giornalmente s’attenua,
per una nebbia candida, avvolgente
persino il ricordo delle luminarie
e di frutta candita.
Aspetterò un altro agosto tiepido
già più vecchio per vederti tornare.

9 termidoro dell’anno CCXIX

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

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