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Le mosche rincorre in una stanza buia
vedova solitaria,
sola al lumicino rosso
di una stearina, che copre di fumo
tutto quel che torno l’indoman resta
di una morte inattesa.
E contro le mosche cala il rancore
e s’accentra la rabbia
per qualcosa che altra spiegazione,
se non nella fede o nella natura,
non s’abbia. Eppur come brucia la miccia,
brucia intorno alla vita;
e sebbene le mosche
abbian facce sgradevoli e immortali,
lasciansi vivere esse, non morire.

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

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