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Di te fui vago, ma poco capivo.
Ricordar voci non potevo,
benché lontane ritornano
parole d’amore e capricci
di primavera: «luminoso,
ha un sorriso che le rischiara
il volto, come occhi d’un gatto,
che nell’oscurità brillano».

Anni allor corsero veloci
e svanirono primavere:
a rami più forti m’aggrappo
ora molto meglio ch’un tempo,
e tuttavia non bene afferro
il motivo del tuo fascino,
come comprendere non riesco
perché a tremar ancor mi fermo
d’emozione e di sentimenti
al tuo bel viso luminoso.

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

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