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Ossi di seppia si sfarinavano
alla stazion che abbruciava di sole
riarso di settembre.
E proprio allora male e vivere ho veduto,
era il rapido che gorgoglia,
era il fiore di gelsomino
urtato, il migrante scappato.

Bene non seppi, ma è questa l’indifferenza,
il male e il vivere:
era il sudario della panchina,
era la nuvola, e nient’altro (levato).

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

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