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Già pianger ti vedo.
Col mento tremulo al ginocchio imponi
le tue lacrime ferme
sul mio essere insensato.
Lontano, in quella cucina ti vedo
seder composta, muta e singhiozzante:
tanto vorrei potere
dividere vicino
il dolore che l’inerzia mia vigliacca
genera, e vorrei trattenerlo meco
giacché non fossi l’osco tradimento
e l’odioso abbandono.
Dura l’è questa sorte
di chi vuol vivere per chi non vuole;
ed io ancora più ingiusto,
al tuo cuore che soffre
scribacchio parola che a te non offre
gioia altra o lenimento.

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

Leggi anche: Piangere già t’ho vista

 

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