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Di guardare, rinuncio, la donna mia,
sperando il cielo che più non mi prenda
Amore col suo strale, arma tremenda,
di vivere in pace, senza correr via.

Ora scrivere non so altra poesia,
poi che preme un riparo, un’altra tenda,
contro il suo niego che sguardo m’intenda
e l’occhio lontano di più che non sia.

Vietando andrò bendato e ‘l capo chino
lasciando che disperda, la mia cura,
il tempo, della freccia lenimento.

Scrivendo andrò sciolto al ragionamento
per contar, da anima serena e pura,
segni che al cuore portan sentimento.

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

Vedi anche Frammento cavalcantiano

 

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