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Giace Ingrid sul finire della vita
su un letto che già odora
dell’umanità che fu…
sembra…
ma respira
ancora per poco…
sempre
più
lunghi,
lenti…

Un morso, un virus, una dannazione:
posizione ha preso ogni cosa

I sensi s’allontanano d’adagio
passo. Ormai preghiere, non più speranze
ché senza ragion, memoria e coscienza:
l’esistenza dura si fa pei cari.

Senza fiato girano le pupille
e gli occhi grigi urlano
il mancare imminente:
tre primi, tre secondi
il dolore muto anch’esso fatica.

Poi un uomo di gentile
aspetto tese la mano ed il braccio
e la dama con grazia
montò sul pallido cavallo smagrito.
Al passo s’allontanarono piano
e l’uomo cavaliere
lontano la portò, a coglier fiori
di cui nessuno ancora
ha raccontato petali e fragranze.

 

Lorenzo Cusimano, Finzioni, Casteldaccia (Italy), 2011.

 

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