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Giorgio, ricordami che non sono dio.
Pensa ai fiori gialli senza petali
da regalar, quando spegni le luci
delle stanze gelate.

Giorgio, rammentami a viver normale.
La salute cagionevole dura
e poco rimane da divertirsi
se il fiato è troppo corto.

Giorgio, Giorgio, volevo esser più forte.
Ma è meglio evitar, troppa gente contro
metterei in un’isolata sera
di una mesta Palermo.

Giorgio, rimembrami i miei paraocchi.
Eccedo sempre con parole scritte,
mentre sguardi d’altri si divertono,
tanto lunghe e noiose.

 

Lorenzo Cusimano, Nell’attesa… leggo altro, Casteldaccia (Italy), 2008.

 

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