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Se queste leggerai sarò già morto
e pasto per carissimi lombrichi
da uova aperto e decomposizione.
L’immago raccapricciante reale
ti fa le carni e crespan le tue pelli.
Voluto avrei dir prima che tal fatale
richiesta fossa accolta dall’amore
mesto che per te provai nel segreto
d’una paura più gran di un’esistenza.
D’amor per te congelai i sentimenti
diversi e le speranze.
Il desiderio fu tale le mosse
da trattener seppur le tue labbra
sì vicine fossero e così poco
distanti dalla mia attendente bocca.
Tale fu il desiderio
che mai parola portò a comun mortale
che favella viva non permettesse
rovinare l’idillio mio d’un creato
fantastico per mie vene reale.
Tacito fu il mirare
nel tuo altrui salutare
che bella eri e poco cheta restavi.
Una spinula il mio cor accusava
come se il tuo sguardo ne’ striati organi
entrasse a prepotenza.
L’amor fu sempre ascoso
e forse esatto fu il profeta: chissà
che occhi dolenti avuto
avrei a sopportare per la pretesa
di voler partecipare il senso mio
e il pudor capriccioso.

 

Lorenzo Cusimano, Carmina Dearum, Casteldaccia (Italy), 2007.

 

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