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Bevi la mia febbre
dallo splendido calice
amaro ai bordi
letale al fondo:
le virtù mie
sono infette
e questo filtro
è raro e nauseante
come l’incomprensione
della sera al telefono
in cui nulla capisco
e poco intendo
ritirando la mano tesa
volta per te
nelle mie tante promesse
nelle mie tante offese.
La sera scende tarda
e il calice rimane
sopra il tavolo ormai vuoto,
qualcuno ha bevuto e vomitato
il verbo amaro e secco
di un’esistenza macchiata
e di un’anima bruciata
tra pensieri.

 

Lorenzo Cusimano, Quattordici poesie per un sonetto d’amore, Casteldaccia (Italy), 2006.

 

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