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Seduto su uno sdraio
gettata in terrazzo,
penso ai miei spettacoli
e guardo una sinuosa linea
di luci interrotta:

solo un rossore,
più nulla si distingue,
né cielo, né terra.

Timoroso sto nell’attesa
che qualcuno rovini
questo attimo propizio.

Si vedon fari, segnali
e lampioni, solo lampioni;
i rumor che si scorgono
son mostri e maniaci
e mi fanno male ai timpani.

Di scrutare il nord cerco
e di contenere i nervi
magmatici e stagni:

nessun nord e nessun est,
tanto quanto ovest e sud.
Senza riferimento in questa terra.

 

by Lorenzo Cusimano, from A quel cielo che non si vede più, Casteldaccia (Italy), 2002-2003.

 

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