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Su quell’uscio, così carina, sorridi
al mio sudare imbarazzato
dal mio ingenuo presentarmi.

Non credo d’esser cosciente,
ma ricordo il tuo splendore
e il tuo sorriso che più di tutti
mi sta conquistando.

Che bella la tua porta, e le tue scale
che intravedo sbirciando di nascosto
a te, bella e Francesca.

Chissà perché mi concentro sulle scale
se i miei occhi han smesso di guardarti
seguendo ogni momento delle tue labbra.

 

Lorenzo Cusimano, A quel cielo che non si vede più, Casteldaccia (Italy), 2002-2003.

 

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