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Da poco finita la notte,
è in corso ormai l’alba,
cercavo una via tornante
tra il nero della città,

quando due ginocchia a rete,
sotto la luce d’un lampione,
nascondevano un pianto crudo:
rabbia e odio, vomiti e ricordi,
mostri e protettori, in un pianto.

Sotto l’ombra tra la luce
una prostituta, in sé una donna,
in lacrime e in impotenza;
la sofferenza di non reagire
e di piangere quando il tempo
permette e consente.

Che rabbia in un pianto,
forte da distruggere il mondo
meschino e insulsamente brutale.

 

Lorenzo Cusimano, A quel cielo che non si vede più, Casteldaccia (Italy), 2002-2003.

 

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