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Smettila di piangere dea scura
dai denti bianchi; non ci conosciam mica:
so che non piangi,
era sol per scrivere.

Sei simpatica al tender l’occhio,
e vagante al fissar lo sguardo.
Ridi, ma non so il tuo nome,
né la tua classe, ma stai lì e ridi.

Dea scura, mai saremo soli,
forse mai o forse sempre,
ma sempre volgerti dovrò
il mio sguardo indeciso.

Ti è solo un errore l’interesse,
come errante sta il pastor cantante
nella notte dell’Asia vera;
ma m’è comodo assai codesto manco.

Tieniti stretta dea scura,
metro e motori scappano e graffiano,
odiando et amando i tuoi capelli.

 

by Lorenzo Cusimano, from A quel cielo che non si vede più, Casteldaccia (Italy), 2002-2003.

 

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