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Catafottetevene di me,
ma io continuerò ad amarvi.
Vi consolo o cerco,
ma non chiedo nulla,
che, dal cuor mio
gridan, gocce di rispetto.

Catafottetevene di me,
ma io continuerò ad amarvi.
La mia natura è sì lorda,
avida, iniqua e puzzolente,
ma vi porto in cuore,
piccolo e assurdo cuore.

Catafottetevene di me,
ma io continuerò ad amarvi.
Non posso piangere, vi dà fastidio:
è un minimo sforzo
perché voi non siate
infastiditi dal mio inutile pianto.

Catafottetevene di me,
ma io continuerò ad amarvi.
Vi chiedo perdono, ma ormai
ho tradito contro di voi,
non ho ballato e vi ho
voluto bene.

Catafottetevene di me,
ma io continuerò ad amarvi.
Vi servo e vi consiglio,
ma ciò non cambia:
meschino sempre sarà il mio animo
e inutile il mio lavoro.

Catafottetevene di me,
ma io continuerò ad amarvi.
Nessun può consolarmi,
può capire o toccarmi,
sono io il pazzo,
il pazzo che vi ama.

 

Lorenzo Cusimano, A quel cielo che non si vede più, Casteldaccia (Italy), 2003.

 

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