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Su un freddo marciapiede
due sguardi si son scontrati:
molto tristi e soli erano,
divisi dalla specie e dall’istinto,

senza un perché e senza meta.
Era in testa lo sguardo di un cane,
creatura maltrattata;
lo sguardo triste: su di un cucciolo
morto, forse dal freddo o dalla malvagità
immonda d’un uomo bestia.

Dopo il dolore a fior di occhi,
più avanti al marciapiede,
il secondo degli amari sguardi,
che guardava fisso la creatura
e che piangeva per le tragiche verità
e gli impossibili traguardi.

Eran così diversi, ma così tristi
e vivi, ma con la morte negli occhi,
nell’incredulità del dovere
della natura o dell’orrenda e sporca
azione dell’uomo bestia.

 

Lorenzo Cusimano, A quel cielo che non si vede più, Casteldaccia (Italy), 2002-2003.

 

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